Buona festa del papà - A Mauro

Il 19 marzo, dal 1871 a questa parte, è la festa di San Giuseppe, il padre per antonomasia secondo la Chiesa Cattolica, ed è per questo che noi, in Italia così come in molti altri Paesi, festeggiamo in questa data la Festa del Papà.

Se ci pensiamo, Giuseppe non è, però, il "vero padre" di Gesù. La Bibbia ci insegna che nacque da Maria vergine, unico figlio di Dio, e indipendentemente da quello che si possa credere, religiosamente o spiritualmente parlando, questo è un assioma che ci porta a indicare Giuseppe come una figura genitoriale de facto.

Cosa significa? Che il buon falegname ha cresciuto Gesù, gli ha cambiato il pannolino, lo ha cullato durante le lunghe notti insonni, gli ha insegnato un mestiere. Gli ha fatto da padre, anche se non era frutto dei suoi lombi.

Io mi ritengo una persona estremamente fortunata. Ho una famiglia unita e amorevole, tra bisticci e incomprensioni che inevitabilmente avvengono, e la somiglianza mia e di mio fratello ai nostri genitori non lascia dubbi sul fatto che siamo "i loro cloni", come qualcuno scherzosamente ha suggerito.

C'è chi il padre lo ha perso, c'è chi non lo ha mai avuto, c'è chi avrebbe preferito non averlo. Il padre non è necessariamente chi è legato a noi con sangue, geni e cognome. Padre è chi cerca di trasmetterci il meglio che può con l'educazione e i mezzi che ha a disposizione. Padre è chi ci rimprovera anche quando non capiamo, e ci incoraggia anche quando non sentiamo di meritarlo. Padre è chi vorremmo festeggiare ogni giorno, ma non ce ne rendiamo conto se non in giorni come questi, dove la lontananza è forzata e la distanza necessaria.

Anni di cravatte, maglioni, libri, viaggi, attrezzi, per poi renderci conto che non erano quei doni più o meno anonimi a rendere speciale quella giornata. Nel mio caso, poi... Inventarsi qualcosa da regalare a un padre creativo sembra facile, ma in realtà è molto insidioso.

Lo guardavo lavorare al bancone, le dita sempre e inspessite dal lavoro, ma capaci di un'attenzione e una delicatezza nei dettagli che ben rispecchia il carattere dell'uomo a cui devo il cognome e, diciamolo, buona parte di chi sono oggi. Lo guardo ancora, dalla distanza di una telecamera e ringraziando la tecnologia per questa possibilità, e penso che il laboratorio, in effetti, è una tradizione di padri.

Ha cominciato il nonno, ha proseguito il figlio, e ora c'è il nipote. E chissà se in futuro non ci sarà un altro o un'altra Beghelli a portare avanti la tradizione, ringraziando suo padre e i padri prima di lui o lei, per la strada che è stata aperta e battuta.

Oggi, quindi, prendetevi un momento per pensare, ricordare, o salutare chi, per voi, merita davvero quel titolo importante e insostituibile che solo voi potete chiamare "mio padre".

Scritto da: Silvia Beghelli

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